Si parte sempre dal Mugello, più precisamente da Scarperia (Fi), in cerca di qualcosa. Cosa c'è di meglio di randagiare vicino o lontano da casa, per vedere posti, incrociare odori, sapori, umori, per sentire quella sensazione di scoperta ad ogni passo che fai? Per me nient'altro!
La curiosità è la miglior benzina al mondo, per cui....ecco il perchè di questo blog, un posto dove racchiudere tutti i miei passi, in moto ma non solo. Se vi va di dare una sbirciata siete i benvenuti, altrimenti....ci vediamo a zonzo da qualche parte ;-)

martedì 9 luglio 2019

Friuli - Slovenia - Trentino

Stavolta non è facile resocontare, eh no. La vita riesce a crearti dei diabolici trabocchetti e, come quando si cade dalla moto, è necessario tornare subito in sella, altrimenti si rischia di non riprendersi più.
Viaggio da solo, e visto che mi ci dovrò abituare, poche remore e via, la vita deve continuare e un viaggio può essere un bel toccasana!
Moto carica, itinerario pronto, morale non proprio scalpitante ma voglia di mondo si, eccome, ne ho un gran bisogno!
Che non sia un periodo facile lo capisco bene al risveglio. Avevo impostato la suoneria molto presto, ma oltre al classico bi-bip mi ridestano tuoni e fulmini, un mix perfetto per partire in armonia.
In garage sono già bagnato zuppo mentre monto la bardatura antipioggia, e come nelle migliori occasioni parto e....smette di piovere! Zero voglia di rischiare e un'aria freschetta  mi fanno propendere per restare scafandrato fino alla prima sosta colazione in autogrill.
Riparto più leggero macinando km su km senza furia. Vengo superato e gioiosamente salutato da una ragazza in auto e non posso che contraccambiare felice. Magie della strommina, che forse mi fanno sembrare motociclisticamente figo!
Appena varco il confine regionale ed entro in Friuli il navigatore mi fa uscire dall'autostrada per percorrere strade scorrevoli e poco trafficate. Lì per lì resto un po' spiazzato, ma appena tocco il primo centro abitato mi ritengo soddisfatto per aver assecondato la tecnologia.

Sesto al Reghena


L'Abbazia benedettina S.Maria in Sylvis del VII secolo varrebbe senz'altro una visita, ma oggi ho altri programmi e passo oltre. E' stata comunque una piacevole scoperta, quelle piccole cose per cui vale la pena partire.
Ancora in sella e senza troppi sussulti taglio la pianura avvicinandomi sempre più ai monti e alle strade minori che mi ero messo in mente per completare la giornata.
Intanto mando qualche messaggio a un paio di friulani con la stessa mia passione per le due ruote, più che altro per capire se mi avrebbero potuto fare compagnia l'indomani. Peccato, son già impegnati!
Tocco Tarcento e in breve mi ritrovo a risalire il passo di Tanamea...


...per poi deviare verso Sella Carnizza. I dintorni sono verdissimi e il verde rilassa, quello che fa per me!


Arrivo sulla sella, di fatto un piccolo altopiano, dove fanno bella mostra di se gli stavoli, piccole costruzioni che fornivano riparo alle famiglie che portavano all'alpeggio il bestiame in un periodo che andava dalla tarda primavera all'autunno inoltrato.


L'ambiente, che sembra verace e non troppo turistico, mi piace e mi da l'idea che quassù, intorno ai 1000 metri di altitudine, ci si potrebbe ritrovare, ritemprare.
Cerco di trovare l'energia giusta mettendomi a tavola ad un ristoro, il Botton d'Oro, ordinando un bel piatto di tagliatelle al sugo di cervo.
Un cagnetto, un pinsher nano di nome Artù, scorrazza tranquillo a destra e a manca, avvicinandosi ai pochissimi clienti presenti ma senza cercare il contatto. E' un po' impaurito anche se sembra il padrone dell'altopiano da quanto giringirella. A pranzo finito pago il conto e, dopo un momento di stallo, riesco a trovare il contatto con lo stupendo cagnetto che dopo le prima carezze non si staccherebbe più. Ciao Artù. E' stato un vero piacere!



Ripartenza da Sella Carnizza

Ricalo verso la statale del Tarvisio. La strada non è ben messa e, almeno all'inizio , piena di tornanti.
Riprendo un paio di ciclisti che erano partiti prima di me dalla sella. Una volta raggiunti vedo uno dei due che, senza capire bene perchè, tira dritto in un tornante impattando sul guardrail, mentre l'altro si schianta dalle risate. Contenti loro...
Una volta conquistata la SS13 punto Pontebba, da dove avrei preso per un altro passo minore.
Invece, una volta arrivato al paese, vengo solleticato dall'indicazione del passo del Pramollo.
Perchè NO? E infatti SI!
La strada per arrivare sul valico non è niente male, anche se non corro e anche se il cielo non promette raggi di sole.
I dintorni sul passo meritano. Peccato per il grigiore ma....meglio così che peggio!
Sul passo becco, tra i vari motociclisti, un norvegese con una moto bizzarrissima. Mi sa che se la sta godendo alla grande!



Laghetto del Pramollo

Ritorno sui miei passi, scattando qualche foto, cosa che mi serve per sistemarmi nella mente tanti piccoli mattoncini, una nuova piacevole memoria.
Attendo anche che un gruppo di capre attraversi la strada con calma, moooooooolta calma.



Da Pontebba prendo la SP112, che mi porta in breve a svalicare la Sella Cereschiatis.


Ricalando verso Moggio becco qualche goccia di pioggia, ma più che altro un'indicazione che...parla da sola!

In ...... a chi mi vuol male!

A Moggio faccio una breve sosta al monastero delle Clarisse, da dove mi godo un bello scorcio sulla vallata mentre la mente vaga in mille pensieri.


Invece di completare il giro arrivando a Venzone, allungo un po' deviando per il lago di Cavazzo.
Il ritorno del sereno crea un bel momento e un gelato rifocillante ci sta proprio bene prima di rimettermi in moto e giungere alla destinazione finale di oggi.


Il borgo fortificato di Venzone


Palazzo Comunale


I segni del terremoto del '76



Prendo possesso della camera all'albergo ristorante Da Michele, un posto onesto, pulito, dove ti chiedono 50€ per la mezza pensione e 35€ per la sistemazione in B&B.
La cosa che comanda lì è il ristorante, il classico posto da "camionisti in trattoria", chiuso il mercoledì. Ecco il perchè del B&B. Mi sono trovato bene e ci tornerei.
Per digerire mi faccio due passi nel centro storico e ho difficoltà a deambulare tra la caotica movida indigena...



Poco male. Vado a letto soddisfatto e anche abbastanza stanco dopo una giornata intensa e oltre 500 km. sulla schiena e dopo aver salutato la moto che riposa nella legnaia. E domani Slovenia!

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Come mi sveglio apro subito la finestra per guardare fuori. Sole pieno, la giornata promette bene!
Al posto del proprietario trovo i genitori anziani a prepararmi la colazione.
Il padre mi racconta la storia della sua vita e dei sacrifici che ha fatto per tirar su la baracca.
La cosa buffa è che sembra entrato in tilt e mi ripete le stesse cose più volte. Continuo ad ascoltarlo, mi dispiace essere frettoloso e dare l'impressione di fregarmene di ciò che dice, perchè capisco che in quelle parole ci sono davvero tutte le fatiche e i timori di una vita spesa nel tirar su l'attività e nello stesso tempo di dare certezze alla propria famiglia. Bravo Michele!
Parto e tocco Chiusaforte per poi salire alla Sella Nevea.
Lungo la strada trovo una due ruote che è tutta un programma. Con questa ci vuole un fisico bestiale!


Dopo la gigantesca bici inizia la salita vera con annessi tornanti in galleria. Fa un bel freschetto e non ci metto molto a mettermi uno strato aggiuntivo.



Che la zona di confine sia da sempre stata una zona critica lo testimoniano i vari fortini che si trovano lungo le strade principali, come ad esempio il Forte del Predil, a due passi dall'omonimo lago.


Ovunque si vada....è un bell'andare!

Mi fermo in un punto dove in migliaia avranno di certo fotografato questo scorcio del lago.
Il punto di vista è davvero stupendo e anche il solo colore dell'acqua merita una sosta. Bello bello!


Batteria Sella Predil

E finalmente...

Appena svalicato in Slovenia il traffico è bloccato, senza capire bene il perchè. Immagino sia per un cantiere ma boh. Avevo aggiunto uno strato aggiuntivo al vestiario? Ecco...me ne pento. Nell'attesa della riapertura della strada mi sto squagliando...
Si riparte dopo un bel po' e di lì a breve pago i miei 5 euro per salire al mitico Mangart.
La salita è lunga e molto tortuosa, ma via via che si guadagna altitudine la vista si fa maestosa.
La moto sale, la temperatura scende e anche di un gran bel po'. Strato aggiuntivo santo subito.
Una volta in cima non si vorrebbe più scendere. La vista si allunga e forse anche un po' la vita!
Mi godo (e tanto) il godibile per poi tornare sui mie passi iniziando la discesa.
5 euro spesi benissimo!









La luce in fondo al tunnel!

Alla fine della discesa di nuovo fermi. Capisco il motivo delle soste solo una volta ripartiti. In pratica un tratto di strada viene utilizzato per fare delle riprese forse per un film.
La strada e i dintorni sono davvero belli e me li gusto metro dopo metro, coadiuvato dalla strommina che mi accompagna dolcemente.



Fort Kluže


Lascio la 203 per la 206, una bella strada (ma qui è tutto bello?) che corre al fianco del fiume Isonzo, sul quale ci sono ponti suggestivi da oltrepassare con il palletico alle gambe...



Oltrepasso Trenta e di lì a breve inizia il toboga per salire al passo Vrsic, un budello di salita che più budello non si può. Inutile dire che me la sto godendo alla grande.



Rispolvero uno scolastico inglese per chiedere un sandwich.
Ci intendiamo: pane, prosciutto, formaggio. Easy!
Mi arriva un piatto con il companatico ma più che altro con due fette di pane integrale che avrebbero sfamato minimo due persone. Mi accontento di una, altrimenti sarei sempre lì intento a dormire per necessaria digestione agghiacciante!
Nella foto successiva, nella chiazza quasi bianca appena sopra il furgoncino, chiazza che poi praticamente è un ghiaione, si notano a stento dei puntini neri. Sono persone, che dall'alto del monte ricalano a valle scapicollandosi lungo il ghiaione. In molti usano questa via per ricalare e ogni tanto gli butto un occhio con un brividino che mi corre lungo la schiena.. Non sembra, ma il ghiaione è mooolto ripido!


Con la mattonella di pane che mi ha saziato lo stomaco riparto, direzione Kranjska Gora, concedendomi qualche scatto verso le bellissime montagne slovene.



Rientro in Italia e poco dopo esco dalla strada principale per andare a dare una sbirciata ai laghi di Fusine. L'operazione non riesce, per via del fatto che anche con la moto avrei dovuto pagare il parcheggio e che quest'ultimo dista almeno un km dal lago inferiore. Insomma....di pagare l'obolo per la moto non avevo voglia e di farmi una scarpinatella bardato da moto neanche.
Pace&bene....decido di ripartire. Ed è stato decisamente meglio così.
Infatti avevo un'altra freccia al mio arco e l'ho scoccata con grande soddisfazione.
Oltrepasso Tarvisio e non faccio molta strada per arrivare all'impianto di risalita che in dieci minuti mi porterà al Santuario del Monte Lussari, un vero gioiello.
Sono arrivato che mancavano un paio di ore allo stop dell'impianto, un tempo tutto sommato giusto per salire e girellare un po' per questo micro universo d'altura.
Lascio parlare le foto, che rendono appena un po' giustizia su quello che da lassù si può osservare, tanto tanto mondo, abbracciati da una grande sensazione di pace e benessere!













Me la sono goduta alla grande e torno soddisfatto alla moto. Torno sui miei passi giusto per prendere la SS54 che sale a Cave del Predil. Quanto mi sarebbe piaciuto visitare e conoscere un po' di più su quei luoghi di lavoro. Ma mi accontento di cosa gli occhi oggi sono riusciti ad incamerare. Un film!



Non posso non concedermi un'altra serie di scatti sul lago del Predil, bello al mattino e ancora meglio al tardo pomeriggio.



Rientro alla base satollo da tutto il bello attraversato e che ha lasciato il segno.
Una giornata al limite della perfezione!!

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Di nuovo in sella, oggi mi sposto verso ovest. Destinazione finale Varena, a pochi km da Cavalese, dove passerò qualche gionro in compagnia del parentame.
Sbrigo un po' di strada toccando prima Tolmezzo e poi Ampezzo, deviando poi per salire al lago di Sauris, facendo una serie di gallerie poco invitanti.
Oggi sarà un'altra giornata randagia, senza chissà quali mete da visitare, una giornata da spendere sbirciandosi intorno sperando di sprofondare nel bello.

Lago di Sauris

Dal lago l'ambiente cambia, pare diventare più alpino, e mi godo la strada e i panorami impegnando poco il motore.

Costruzioni da fiaba

Arrivo a Sauris di Sopra e non posso fare a meno di fare due passi per il piccolo borgo diventato una specie di albergo diffuso. Quassù è davvero bello!

Costruzione tipica di Sauris di Sopra

Continuo a salire lungo la SP73. Lungo la strada ci sono molti lavori in corso e in un curvone, dove è chiaro che una squadra di operai stanno rimettendo a posto la carreggiata e il costone della montagna franata giù, mi fermo per ovvi problemi a proseguire. Invece che mandare aff..... cercano di farmi continuare spostando una ruspa e si dimostrano più che "civili" quando gli faccio notare che oltre che alla ruspa avrebbero dovuto spostare anche un cartello. Con l'ingombro delle valige avrei fatto strike.
Grazie ragazzi, e buon lavoro!


SP73 nei pressi della Sella di Rioda

Incrocio tra SP73 e SP619, nei pressi della Sella Ciampigotto


La strommina stantuffa placida e ricaliamo a valle entrando nel Cadore. Passo Auronzo e punto Cortina d'Ampezzo, incontro però che rimando, preferendo un salto al lago di Misurina.



Lago di Misurina


E' sempre bello girellare da queste parti. I dintorni sono eccezionali, ed è normale trovare un bel po' di turisti. Come dargli torto?

Panoramica su Cortina


Il tempo sta peggiorando, climaticamente e cronometricamente. Si insomma....avrei voluto prima fare un salto al Giau e poi risalire di Falzarego, ma poi ho optato subito per quest'ultimo dove ho fatto una breve sosta per comprare le solite bischeratelle ricordo. Mi spiccio anche perchè non fa per niente caldo!

Passo Falzarego e Lagazuoi sullo sfondo

Un figo della Mad...dechè!

Passo Arabba e su per il tortuoso percorso del Pordoi, dove non mettevo le gomme da un bel po'.
Peccato per il grigiore circostante, ma è sempre un bell'andare quassù.



Passo Pordoi

Arrivo sul passo con lo stomaco decisamente incaz.... e non posso far altro che accontentarlo con un bel piatto di tagliatelle ai funghi.
Il tempo, se possibile, pare peggiorare e qualche piccola goccia mi becca appena risalgo in sella.




Il cielo poco invitante mi accompagna fino a Canazei e lungo la uggiosa (per me) val di Fassa, troppo trafficata e piena di rallentamenti urbani. L'ho sempre sopportata poco.
Meno male che qualche scorcio ne allieta il transito!


Mi trovo in val di Fassa proprio mentre i miei "colori" stanno facendo la preparazione e non posso fare a meno di fermarmi per un saluto e un vigoroso FORZA VIOLA!


Torno indietro per qualche km, giusto giusto per imboccare il bivio che da Vigo di Fassa mi porta prima al passo Costalunga e poi al lago di Carezza, dove si possono toccare con mano i segni lasciati da una spaventosa tempesta di vento a novembre 2018.
Una vera strage che ha cinto il lago in un abbraccio mortale!





Il vento purtroppo ha fatto strage anche negli ultimi giorni e lo scopro quando cerco di risalire il passo Lavazè per poi ricalare a Varena. La strada è chiusa e per non rifare la tanto "amata" val di Fassa opto per ricalare a Bolzano dove mi immergo in un traffico al quale mi ero disabituato in questi pochi giorni di randagismo montano.
Poco male, allungo un po' ma arrivo lo stesso a destinazione.
Passerò qualche giorno in famiglia, per "ricentrarmi" o almeno per provare a farlo.
Questi giorni mi sono serviti, perchè la vita non può fermarsi, non deve fermarsi.
Buona la prima!